Riti di passaggio

ETÀ EVOLUTIVA E RITI DI PASSAGGIO
di FABRIZIA MARTORELLI

L’Età Evolutiva designa il periodo compreso tra la nascita e i 20 anni circa. Viene suddiviso in tre fasi principali: nascita fino ai 6 anni; preadolescenza dai 7 ai 13-14 anni; adolescenza fino ai 18-20 anni. Viene inoltre definito come quel periodo di vita in cui l’individuo raggiunge il pieno sviluppo delle sue caratteristiche somatiche e psichiche, e quindi ora preferibilmente denominata Età dello Sviluppo. La fase intermedia solo recentemente ha assunto il ruolo di fase a sé come Preadolescenza, con caratteristiche e funzioni proprie. E qui ha senso soffermarsi per conoscerla più da vicino in merito al tema Bullismo. L’ipotesi è che se si valorizzasse pienamente e con consapevolezza la significanza e valenza antica dei Riti di passaggio tra le varie fasi di vita, seppur decodificate nelle forme adeguate contemporanee, non ci sarebbe più bisogno di trovare spazi ad ogni costo dove esprimersi in fin dei conti con comportamenti distorti fino alla devianza che ha effetti nell’età adulta. Vedremo un collegamento tra bullismo infantile giovanile e mobbing in età adulta. E inoltre vedremo un confronto tra Riti di Passaggio antichi e nuove forme contemporanee.

PREADOLESCENZA

La Preadolescenza rappresenta l’Inizio di una fase importante per lo sviluppo della persona. In questo periodo compreso tra i 7 e 14 anni, la pubertà dirompe sia per lo sviluppo corporeo che quello emozionale comportamentale. Il cambiamento è avvertito subito: si può sviluppare un sentimento di non identificazione con il proprio corpo e si ha la consapevolezza che tutto accada senza la propria volontà. Entrando nella Preadolescenza, i Compiti Evolutivi dei ragazzi iniziano a differenziarsi dalla fase precedente infantile: Inizia un lungo processo di costruzione della propria Identità, che può avvenire solo allontanandosi dai genitori. Comincia a sgretolarsi la credenza che i genitori sappiano tutto, il distacco dalla famiglia è doloroso e a volte per evitare questo sentimento si innesca un sentimento di rifiuto per i propri genitori e per quegli ideali finora condivisi. Il ragazzo non si fida ancora del mondo degli adulti e rinnega già quello dei bambini. Le manifestazioni del disagio sono molteplici: scarsa motivazione per l’apprendimento, mancanza di scopi, apatia e un senso di fallimento. Si affaccia una sensazione di paura timore e confusione, che andranno affrontate da soli, rispetto ai cambiamenti in atto relativamente al binomio mente e corpo: il cambiamento, affrontare i compagni, essere o anche solo sentirsi esclusi da loro e soprattutto rimanere soli. Cambiare il proprio modo di rapportarsi con gli altri è un nuovo Compito Evolutivo che viene loro richiesto. Il gioco non è più il solo scopo di stare con gli altri, ora bisogna assumere dei ruoli sociali, confrontare le proprie idee e a volte ridefinire le amicizie. Il ragazzo dovrà acquisire una sua Autonomia personale ideologica e valutativa.

PREADOLESCENZA: UNA FASE EVOLUTIVA A SE’

La ricerca scientifica ancora non è pienamente d’accordo sul ritenere la Preadolescenza come tappa evolutiva autonoma, alcuni preferiscono ancora parlare di ‘età negata’ oppure ‘età sommersa’. Personalmente sento il filone di pensiero che la Preadolescenza sia una fase evolutiva a sé con sue caratteristiche e modalità di intervento adeguate, soprattutto in una Prospettiva Educativa e con un Percorso di Accompagnamento di Counseling. Dalla ricerca nazionale realizzata dalla Cospes (Centro Orientamento Scolastico Professionale e Sociale dei Salesiani, L’età negata, 1986), la Preadolescenza costituisce una fase di Transizione da un corpo infantile ad un corpo adulto, dalla famiglia come unico punto di riferimento all’ingresso nel Gruppo di Pari, da un pensiero fondato sulla logica operativa ad uno fondato su quella formale, da un forte senso di appartenenza scolastica ad un senso critico nei confronti della scuola stessa, da una religiosità legata alla frequentazione della chiesa ad una più sentita interiorizzata e personalizzata, da una definizione di sé fondata sull’identificazione all’elaborazione di una propria identità personale e sociale. Le fonti di disagio nella Preadolescenza sono diversi da quelle successive dell’Adolescenza: entrambe le fasi hanno in comune la peculiarità di investire emotivamente le proprie energie su un impegno evolutivo alla volta, per cui alcuni temi possono essere affrontati anche solo parzialmente in un dato momento, per poi essere ripresi e portati a termine successivamente. Difatti nella Preadolescenza mancano ancora gli strumenti cognitivi e sociali che si sviluppano gradualmente. Il Concept di Base vuole che la Preadolescenza sia organizzata attorno ad alcuni Compiti Evolutivi legati a: Crescita fisica, Identità corporea e definizione di Genere, Difficoltà di fronte a tali mutamenti repentini al di fuori della propria Consapevolezza e Volontà. Quella mancanza di strumenti adeguati viene sentita come incompletezza e difficoltà di gestione degli eventi nel quotidiano. Più che età di transizione, può essere definita come Età in Transizione: i ragazzi diventano testimoni del loro stesso cambiamento.

PREADOLESCENZA: COMPITI EVOLUTIVI

L’insieme dei Compiti Evolutivi di sviluppo che contraddistingue la fase della Preadolescenza:

verso la ristrutturazione dell’Identità corporea
verso il consolidamento dei comportamenti di Genere
verso nuove forme di Socializzazione
verso la Capacità Autoriflessiva
verso un’Autonoma Definizione di Sé.

Alla base del Disagio Preadolescenziale c’è uno sviluppo disarmonico tra i piani Fisico Cognitivo Emozionale Relazionale e Sociale, che comporta una certa ansia perché influenza i molteplici Compiti Evolutivi in un momento in cui mancano ancora quegli strumenti adeguati a livello psicologico e in termini di Autonomia Relazionale Sociale. Inoltre il fenomeno della tendenza secolare registra un’accelerazione del ritmo di sviluppo fisico sempre più anticipato rispetto ad uno sviluppo cognitivo, con conseguente capacità valutativa critica in ritardo rispetto ai ritmi di cambiamento corporeo sessuale e di genere. Tale ritardo cognitivo sembrerebbe correlato alle Abilità Sociali: l’aumento del livello di responsabilizzazione sociale spingerebbe l’individuo a conseguire la propria maturità favorendo lo sviluppo intellettivo. Per l’attuazione di Compiti Evolutivi, nel percorso di crescita dei ragazzi risulta determinante il confronto con chi gli sta accanto – in particolare gli adulti di riferimento che hanno un’influenza sulla maturazione della persona nella sua globalità. Il compito più difficile dell’Adulto di riferimento in quel momento, a prescindere dal ruolo, è mettersi in gioco assieme al ragazzo e costruire un Rapporto Nuovo per entrambi: Quale contesto relazionale per i ragazzi?

È un diritto fondamentale crescere liberi e sicuri, essere e sentirsi rispettati; è responsabilità morale degli adulti assicurare che questi diritti siano garantiti.
Sono i Principi stabiliti nel 2007 dalla Dichiarazione di Kandersteg (Università di Berna) contro il fenomeno variegato del Bullismo, una Carta dei Diritti sostenuta da 15 diversi paesi tra cui l’Italia.

PREADOLESCENZA: BULLISMO FENOMENO SOCIALE

Cosa si sa ad oggi sul Bullismo
È un fenomeno che si può prevenire e contrastare: le azioni di intervento preventive e supportive ed anche risolutive dipendono da cosa si conosce e riconosce del fenomeno – motivazioni comportamentali, caratteristiche individuali e contestuali.
Il Bullismo viene definito come forma di comportamento aggressivo prepotente caratteristico delle relazioni tra coetanei, in particolare nella fase Pre/Adolescenziale caratterizzato da comportamenti violenti e/o pervasivi con conseguenze durature. In sintesi: una forma di abuso di potere, esiste la stretta relazione tra Bullismo e ricerca di potere e dominanza sociale.
Un errore riscontrato nella ricerca è considerare il fenomeno come problema individuale: una nuova Prospettiva nasce dalla Consapevolezza che si tratti di un Fenomeno Sociale. Questa Prospettiva consente di direzionare la Ricerca verso un buon modello teorico per cercare di comprendere il Come e Perché possa funzionare un adegauto piano di intervento preventivo, in linea con gli orientamenti di Salutogenesi forniti dalla OMS Organizzazione Mondiale della Sanità nel “World Report on violence and health” del 2002, in cui vengono date 4 Raccomandazioni alla Prevenzione del Bullismo, come una sorta di passaggi nei relativi piani di intervento:

Comprendere gli aspetti del fenomeno attraverso raccolte di informazioni sulla natura ed incidenza.
Studiarne cause, fattori di rischio di coinvolgimento e fattori modificabili con interventi adatti.
Esplorare modi di intervento preventivo con progetti, implementazione, monitoraggio.
Implementare tali interventi e informare degli stessi, tenendo conto del rapporto costi-benefici.

Il Bullismo è Fenomeno Sociale in quanto Fenomeno di Gruppo, frequente nella sua manifestazione di socializzazione e relazione, ma spesso non riconosciuto come tale e relegato a un sorta di dispute da cortile nella ricreazione. Nello Spazio Ascolto nelle scuole emerge chiaramente il tema come indicatore o meno di Salutogenesi per l’individuo e per la classe, che merita considerazione ai fini di un intervento idoneo per la crescita personale e lo sviluppo di abilità sociali e comunicative.
Con D.M. 16/2007 negli Osservatori Regionali si è affiancata l’attivazione di uno Centro Ascolto Regionale per la Prevenzione del Bullismo, così come negli istituti scolastici si offrono Spazi di Ascolto quali strumenti di analisi e intervento. Scopo è favorire un collegamento in rete tra scuole e operatori per la prevenzione del disagio, sostenere progetti di intervento di aiuto, fornire attività di formazione nelle scuole per arrivare ad una gestione autonoma. Per la sua natura di libertà di espressione e garanzia di riservatezza, lo Spazio Ascolto è un mezzo fondamentale in questa politica scolastica in direzione di un Approccio Ecologico-Sociale: riconosce la natura contestuale e relazionale (contrapposta a una visione individualistica) di un fenomeno che si manifesta in un ambiente sociale composto da studenti, sistema scuola, genitori, ambiente logistico stesso, una prospettiva comunitaria collettiva e istituzionale.

Come funziona il Bullismo – I Comportamenti Aggressivi
Nella definizione di Bullismo, quei Comportamenti Aggressivi sono suddivisi in 4 categorie:
Articolo Bullismo

  • Prepotenza Fisica.
  • Prepotenza Strumentale.
  • Prepotenza Verbale.
  • Prepotenza Sociale.

Due elementi di base:

  • asse orizzontale  MODALITÀ DI ATTACCO
    si distinguono le tipologie di comportamento prepotente relativo al modo in cui si arreca danno agli altri.
  • asse verticale TARGET DI ATTACCO

Modalità di Attacco dirette o indirette, distinguono tipologie di comportamenti aggressivi prepotenti suddivisi nelle 4 categorie di cui sopra e riportate nel grafico. Le Prepotenze dirette verbali sono molto frequenti e tipiche nella scuola primaria e secondaria di primo grado, mentre le Prepotenze indirette si hanno quando il Bullo non affronta apertamente la vittima, adottando comportamenti manipolativi all’interno del gruppo con conseguenze dannose e durature, per riaffermare continuamente il potere sociale sulla vittima e sul gruppo stesso.
Target di Attacco può essere costituito da persone o relazioni sociali, oppure variabili psicologiche – quali ad esempi l’immagine di sé della vittima, il suo senso di insicurezza, il suo desiderio frustrato di divenire dominante. In questa tipologia rientrano sia le strategie verbali dirette (che mirano a sminuire e spaventare l’altro), sia quelle strategie che vanno a modificare le relazioni e la percezione dello status sociale nel gruppo, fino a mettere a rischio le relazioni di amicizia e rispetto e considerazione (cioè la dignità umana, soprattutto nella fase di iniziale costruzione della propria identità personale e sociale).
Si tratta di una schematizzazione di un tema complesso che ha ulteriori variabili, che in quanto schema rappresenta Qualità Orientative utili ai fini dell’Osservazione e Comprensione del Fenomeno.
Cyberbullying o Bullismo Elettronico è un’altra forma di questo fenomeno, che consiste nell’uso tecnologico di cellulari e internet per commettere prepotenze a danni di altri: messaggi ingiuriosi, uso improprio di foto e video postati su internet nei social network, prevaricazioni attuate in chatonline. Questa modalità di Bullismo Elettronico consente di rimanere anonimi e impunibili e le conseguenze sul Target di Attacco diventano più pericolose, perché si crea un clima di paura diffusa generalizzata che può generare anche un senso di impotenza e percezione di costante minaccia indistinta. Da qui eventuali conseguenze relazionali del ragazzo che potrebbe essere indotto a voler evitare la scuola o il contatto con i coetanei, anziché fare un Percorso di Crescita sviluppando Strategie di Coping e Qualità Resilienti necessarie nella vita per affrontare gli eventi difficili.

Come funziona il Bullismo – Le Tre Dimensioni

Oltre alle caratteristiche descrittive sopra riportate nel diagramma, il funzionamento del Bullismo presenta anche Tre Dimensioni: Intenzionalità, Persistenza nel tempo, Potere sociale.
Intenzionalità: alla base il bisogno o desiderio di controllare gli altri, provocare intenzionalmente danno fisico o psicologico alla vittima, acquisire la posizione dominante sociale – il Bullismo in questa sua Dimensione è una forma di aggressione mirata e diretta ad uno scopo di tipo strumentale e personale. Persistenza nel tempo: reiterazione di episodi di prepotenza, che provocano sofferenza nel soggetto.
Potere sociale: disequilibrio nei rapporti di forza Bullo e vittima, un’asimmetria relazionale per cui il Target di Attacco gradualmente non riesce a difendersi fisicamente o psicologicamente, e consente al Bullo di esercitare potere e controllo sull’altro.

Come funziona il Bullismo
Atti di Bullismo ed effetti in età adulta: Bullismo e Mobbing

Esclusione dal gioco.
Aggressioni e/o giochi violenti con forti squilibri.
Voci diffamatorie e false accuse. Critiche immotivate ed eccessivo controllo. Razzismo.
Danneggiamento di cosa altrui. Piccoli furti.
Estorsione. Minacce.
Violenza privata. Lesioni personali.

Si ricordi che non sempre il Bullismo si vede dalla cattedra, altre volte invece si assiste a banalizzazioni del tipo cosa saranno mai delle prese in giro di un’oretta? Quanto male potrà mai fare una “sberletta” sulla testa? Quanta dignità potrà mai togliere un insulto?

Ipotesi di lavoro sugli effetti comportamentali in età adulta:

Cosa si sta facendo per comprendere come un ragazzo diventi Bullo?
Che tipo di futuro potrebbe avere un ragazzo che in età giovanile è stato un Bullo?
Quanto si può rivedere nel comportamento del Mobber?

La Ricerca riscontra che molti aspetti comportamentali assunti dal Bullo si eguagliano e a volte crescono nella personalità del Mobber in età adulta. Ricordiamo che per Mobbing si intende, nell’accezione più comune in Italia, un insieme di comportamenti violenti (abusi psicologici, angherie, vessazioni, demansionamento, emarginazione, umiliazioni, maldicenze, ostracizzazione) perpetrati da parte di uno o più individui nei confronti di un altro, prolungato nel tempo e lesivo della dignità personale professionale e della stessa salute psicofisica. I singoli atteggiamenti non raggiungono necessariamente la soglia del reato o status di atti illegittimi, ma nell’insieme producono danni offensivi anche gravi con conseguenze sul piano biopsichico della vittima.

Due grandi differenze tra Bullismo e Mobbing

Bullismo – Un bambino/ragazzo viene bersagliato perché è ritenuto meno popolare di altri elementi del gruppo. Se tale impopolarità non esiste, il Bullo si accanirà contro il compagno che è incapace di difendersi. Il Bullo sceglie chi sembra incapace di risolvere i conflitti con la violenza.
Mobbing – Un adulto viene bersagliato perché è ritenuto migliore, più qualificato, maggiormente riconosciuto o più bravo nel suo lavoro.
Mobbing a scuola – Recentemente si è osservato questo Fenomeno confuso come Bullismo. In realtà si presenta come vessazione di branco, cioè una sorta di Bullismo di gruppo organizzato ai danni di un compagno di classe. Assume più la forma fattuale del Mobbing in cui la vittima è chi fa più paura al branco per la sue capacità. In etologia (studio del comportamento animale) il soggetto aggredito dal branco è quello che appare più forte al punto da generare timore istintivo negli altri animali, che con il comportamento aggressivo riportano la condizione equilibrata precedente alla percezione del pericolo, un equilibrio che mette tutti nelle stesse condizioni di procacciarsi cibo e riprodursi.
Chi fa mobbing, prima è stato un Bullo? La principale caratteristica del Bullo è un Comportamento Aggressivo verso gli altri, ragazzi e adulti: contro i ragazzi ritenuti più deboli incapaci di difendersi, ma anche contro gli altri perché si sentono forti e sicuri. Il Bullo sente il piacere e il bisogno di dominare ed esercitare impropriamente l’autorità per una carica ostile verso il mondo esterno, per la percezione che ha della violenza come qualcosa di positivo, per un tornaconto personale proprio dell’esibizione di aggressività (fama e prestigio) e per un vantaggio materiale (sfruttamento delle vittime per soldi, sigarette, compiti). Il Bullo ha un’opinione positiva di sé e una scarsa Empatia verso le vittime. Tuttavia dietro quel comportamento aggressivo si cela insicurezza ed ansia. Tali modalità mentali e comportamentali secondo la ricerca sembrano avere un ruolo importante nella determinazione di una personalità patologica e sono mantenuti anche in età adulta. Considerando il Bullismo in un continuum, lo si può anche vedere come un aspetto più generale di un comportamento antisociale irrispettoso delle regole, che a sua volta può manifestarsi con una elevata probabilità in età adulta attraverso comportamenti antisociali e devianti. Il Bullo in età adulta rischia maggiormente di fare abuso di alcol e sostanze stupefacenti come una “automedicazione” per non saper affrontare le relazioni con gli altri, aumenta il rischio di commettere reati entro i vent’anni. Ci sono tuttavia ottime possibilità che un Bullo possa modificare il suo comportamento: se gli adulti di riferimento (famiglia ed educatori) sono consapevoli capaci e disponibili a svolgere la loro funzione educativa. Mentre un adulto che pratica mobbing, soprattutto secompulsivo, troverà più difficoltà a modificare il suo comportamento

Il Prof. Tim Field ha indagato il fenomeno Mobbing in ambito lavorativo denominandolo “bulling at work place” e ne elenca 4 tipologie comportamentali in riferimento a disturbi di personalità associabili e diagnosticati come forme di disturbo di adattamento o disturbo post traumatico da stress:
Disturbo Personalità Antisociale – mancata accettazione delle norme sociali, disonestà, impulsività, mancanza di empatia per gli altri, irresponsabilità, mancanza di rimorso. Spesso il disturbo antisociale è la conseguenza di un disturbo della condotta iniziato prima dei quindici anni.
Disturbo Personalità Paranoica – sospetto infondato che gli altri vogliano procurare danni o sfruttare, riluttanza a confidarsi, diffidenza verso la lealtà delle persone vicine, travisamento della realtà, mancanza di perdono per dubbie offese ricevute.
Disturbo Personalità Narcisistica – sentimento di superiorità rispetto agli altri, desiderio costante di ammirazione, scarsa empatia, fantasie sconfinate di successo, esagerazione delle proprie qualità.
Disturbo Borderline – relazioni instabili, sensazione di vuoto, senso di abbandono, incapacità di controllare la collera, comportamenti autolesionisti, mutamenti ricorrenti di umore, spese impulsive di denaro, comportamenti rischiosi.

Come funziona il Bullismo
Fattori di Rischio e Fattori Protettivi
Marilyn Campbell ha svolto una Ricerca sull’influenza dall’Ambiente Famigliare nella predisposizione e attuazione di comportamenti aggressivi da Bullismo (facoltà di Scienza dell’Educazione – Queensland University of Technology, Australia) e ne ha individuato i seguenti Fattori di Rischio per lo Sviluppo di comportamenti devianti nell’Adolescenza:

Scarse competenze educative dei genitori ( incoerenza, lasciar fare, estrema criticità, disciplina negativa, espressioni di ostilità, uso duro di punizioni fisiche, abusi, aggressività).
Elevata conflittualità genitoriale.
Scarso coinvolgimento dei genitori nelle esperienze scolastiche dei figli.
Gravidanza precoce.
Comportamenti antisociali o tossicodipendenza dei genitori.
Problemi psichiatrici dei genitori.
Basso reddito.

“Quando i bambini vedono violenza tra le mura domestiche, che si tratti di abuso fisico o emotivo, imparano che il potere della sopraffazione può essere usato per avere la meglio.” Secondo tale studio le strategie anti-bullismo e i provvedimenti disciplinari non possono funzionare da sole, richiedono invece che siano accompagnate da un cambiamento comportamentale all’interno della famiglia stessa. L’ambiente in cui vivono è determinante. I Comportamenti Aggressivi sono Fattore di Prevedibilità. Facilitare e promuovere metodi differenti che provino a suscitare nel Bullo l’Empatia scarsa o mancante verso l’altro aiuterebbe a Prevenire/Combattere/Superare il Bullismo (Marilyn Campbell).
La sua Ricerca ha individuato alcuni Fattori Protettivi nell’infanzia per lo sviluppo del comportamento che rischierebbero di deviare nell’adolescenza:
1 Interesse per gli altri. 2 Empatia.
3 Relazione positiva calda empatica madre-figlio.
4 Competenze sociali. 5 Comportamenti Prosociali.
Inoltre i Ricercatori indicano Percorsi d’Azione per prevenire e fermare tali disagi:
1. Attivare Programmi d’Intervento precoci e preventivi.
2. Attivare Programmi Formativi per genitori per migliorare la loro Competenza Educativa.
3. Elaborare e Realizzare Programmi Educativi nell’infanzia, che prevedano l’insegnamento di Abilità Sociali quali Empatia e Autocontrollo.
4. Educare alla Prosocialità
5. Formare insegnanti, realizzare Programmi Educativi e Formativi già dalla scuola dell’infanzia.

Il Counseling si adopera da tempo nel portare il proprio contributo nella Comunità collaborando sul territorio con le istituzioni e le scuole, implementando tali Programmi di Accompagnamento alla Crescita Personale dei ragazzi e Programmi di sostegno per i genitori.

RITI DI PASSAGGIO

Ciò che manca ai Riti Iniziatici di oggi
L’Età Evolutiva è un Tempo scandito da continue sorprese e conquiste verso il raggiungimento dell’Autonomia. Questo Tempo è un Processo in cui ad ogni tappa si accompagna una sua propria emozione: Emozione della Prima volta – i Riti d’Inizio o Riti di Passaggio. Ogni volta la novità andrebbe raccontata e qualcuno dovrebbe esserci ad ascoltare e riconoscere, commentare ed ammirare per Testimoniare il Cambiamento Sociale di ragazzi e ragazze che entrano nella Comunità da adulti. La nuova Identità ha bisogno del Riconoscimento degli altri nella Comunità che la confermino e rassicurino: il ragazzo è Integrato in una Nuova Appartenenza.

Ritualità antiche
Il raggiungimento dell’Autonomia presuppone l’acquisizione di Capacità ed Abilità nuove (competenza del saper-fare) e l’Interesse per le nuove conquiste (desiderarle e viverle con piacere) – diversamente sarebbe un tempo protratto senza risultato. Il Desiderio è importante poiché diventa Azione Autonoma quando i ragazzi riconoscono gradualmente le proprie Risorse, ammettono i propri limiti, imparano a capire fin dove possono effettivamente spingersi osare tentare. L’Azione Autonoma, con i rischi e costi che porta con sé, spesso tenta i ragazzi a retrocedere per ritrovare i vantaggi della dipendenza precedente: il processo verso l’Autonomia richiede quindi Sostegni, per desistere e proseguire, in termini di Motivazioni e Valori validi come la Consapevolezza che crescere sia bello e Ideali concreti come la Percezione che diventare adulti sia importante. Questi Sostegni all’Autonomia si osservano e si condividono in mezzo agli altri nella Comunità, perché la crescita è un fatto comunitario … ci si rispecchia negli altri.
La società adulta oggi invece non prevede un vero Riconoscimento del corpo trasformato e non prevede Ritualità per darne il Benvenuto in Comunità: il Cambiamento viene inteso come un fatto continuo graduale senza bisogno di essere Iniziati, la psicologia punta sulla continuità dello sviluppo e sulla relativa continuità dell’idea di sé. L’Autonomia non è considerata un obiettivo essenziale, oggi al contrario si ritiene indispensabile il supporto costante della famiglia; la Separazione dalla famiglia non è più vista come una conquista, ma come problema e indice di malessere nella veste di rottura e conflitto con la famiglia stessa. I modelli del passato della formazione del preadolescente ed adolescente oggi non funzionano più: separazione dalla famiglia, ricerca dell’indipendenza, apprendistato per il lavoro, fidanzamento in vista del matrimonio, strumenti educativi e formativi religiosi (meditazione, prove di resistenza, pratiche ascetiche). Dall’altro lato però le nuove conoscenze delle Neuroscienze ci confermano che le trasformazioni corporee attivano nuovi circuiti mentali, avallando la corrispondenza dei cambiamenti fisici e comportamentali nella fase di transizione dell’età dello sviluppo.
Le pratiche di Iniziazione miravano a presentarsi agli adulti al fine di ottenere il loro Riconoscimento per poter entrare nella comunità da adulti, oggi ne viene ignorata o sottovalutata la loro funzione: “aiutavano effettivamente i ragazzi a porsi nello Stato Mentale adatto a ricevere nuove conoscenze e facilitavano il Cambiamento Sociale.” (Cravero D.)
Il Cambiamento Sociale è il fulcro del passaggio, oggi se ne perde il suo significato in mancanza di quei Rituali d’Iniziazione. Nell’epoca contemporanea l’Adolescente si è trovato nel tempo una sua modalità Autointroducendosi nella Comunità non degli adulti, bensì dei Pari. Quindi si sono trasformate quelle Ritualità dell’Inizio, perdendone la valenza: “È possibile descrivere un ricco prontuario di pratiche di AutoIniziazione dalle quali gli adulti sono estranei, con fondate ragioni per sostenere che l’esclusione sia la conseguenza non dell’opposizione degli adolescenti ma del disinteresse dei grandi.” (Cravero D.) Le Ritualità dell’Iniziazione al Gruppo dei Pari avvengono attraverso il consumo (omologazione riservata ai giovani), nella produzione di attività espressive, nelle performance musicali, nelle realizzazioni culturali spontanee, nelle partecipazioni attive come cittadini del mondo (sit-in, le primavere di opposizione e resistenza): eventi che potrebbero diventare Comunicazione Sociale, ma senza spazi riconosciuti in cui esprimerle o senza interesse di partecipanti e osservatori rimangono sottocultura giovanile (scarso interesse, sottovalutazione o strumentalizzazione degli adulti). “Quando i ragazzi possono rendere pubbliche le narrazioni della loro adolescenza, gli adulti diventano i Testimoni del Cambiamento, confermano e si compiacciono dell’avvenuto Passaggio.” (Cravero D.)

Ritualità attuali
Socialmente ancora abbastanza assente nell’accoglienza degli adolescenti, la società degli adulti è particolarmente attiva negli Sport organizzati che rimangono forse gli unici ambiti dove ancora si usa esplicitamente il termine Iniziazione e ne realizzano il processo, anche se impropriamente rispetto alla sua originaria significanza funzionale sociale e culturale. Nello sport infatti si celebra principalmente l’aspetto prestazionale (individuo/Team/Gruppo), senza celebrare il traguardo dell’età dei Riti di Passaggio dell’Adolescente; il distacco dai genitori è solo simulato, poiché nello sport l’adolescente non si allontana dalla famiglia (dalla quale dipende in tutto: costi, trasporti, gestione tempo), ma semplicemente la sostituisce con la figura del allenatore; competizione e non Integrazione è il risultato finale; manca l’esperienza del valore dell’Integrazione nell’Adultità, come avveniva nei Riti Antichi: oggi l’adolescente sportivo può rimanere bambino nel suo Statuto Interiore, pur in presenza di risultati atletici performanti.
In assenza della società adulta il grande protagonista dei Riti d’Inizio dell’Adolescenza è il Gruppo dei Pari. I tempi dell’Iniziazione si compiono nelle Frequentazioni tra ragazzi con esito prevalentemente sociale, nella cerchia di appartenenza al gruppo. I Riti d’Iniziazione avevano lo scopo e l’effetto di Riconoscere davanti a tutti che la famiglia, pur importante, non è il tutto della vita e che era giunto il momento di Impegnarsi in relazioni diverse da quelle famigliari ed essere accettati anche fuori dalla propria famiglia in una Comunità più ampia. Sono quindi una forma di Nuovo Apprendimento.
Nella prima Adolescenza tale apprendimento avviene nella Frequentazione dei Pari. Si osserva un’innovazione intelligente compiuta dagli attuali adolescenti: per acquisire il nuovo, non è necessario perdere quello che si ha. Vuol dire che per distinguersi ed emergere dai genitori con una nuova Identità non è necessario Separarsi da loro. La ricerca sociale sembra avallare l’efficacia di questa tendenza evolutiva, pur osservandone una certa ambivalenza: un felice Paradosso per cui più l’affetto e il legame con i figli si sono radicati, maggiormente si sono consolidate le basi per distinguersi dai genitori. L’Autonomia non significa più indipendenza dalla famiglia, il legame continua e si reinventa nuove forme di Interdipendenza, considerate come una garanzia d’Autonomia. I genitori possono permettersi che nuove Ritualità del corpo trasformato vengano celebrate prevalentemente nel Gruppo dei Pari, senza sentirsi esclusi; i genitori non dovrebbero trattenere per sé ciò che è destinato ad altri: nelle amicizie dei figli c’è qualcosa di sacro, in quei pari in realtà padre e madre sono rappresentati come oggetti transizionali per il passaggio.
Il Gruppo dei Pari esiste con la Frequentazione dei ragazzi, cioè in presenza di Intimità della comunicazione e Superficialità dei rapporti. La peculiare Intimità dei gruppi adolescenziali è un espediente per conservare la memoria dell’Intimità famigliare e per diluire nella superficialità il possibile dolore del naturale distacco (i sensi di colpa e il disagio della separazione dai genitori).
L’Intensità della relazione familiare è riversata sul Gruppo. Sentirsi appartenere ad un gruppo è un’esperienza fondamentale per poter lasciare le sicurezze familiari e affrontare Inserimento e Integrazione in società: il Gruppo di Pari costituisce così un’opportuna Area di Passaggio, un mondo interpersonale vicino vivibile pari e fraterno per transitare dalla famiglia alla Comunità più ampia e complessa. La Frequentazione seppur superficiale e disimpegnata è un’esperienza impegnativa: il giovane si espone fuori famiglia come persona autonoma in mezzo ad altre persone che fanno altrettanto. Va ricordato che i Riti Iniziatici popolari rendevano tuttavia questo Passaggio più semplice, abbreviando fatica e dolore risolvevano facilmente il compito della ricerca della nuova Identità.
Il Gruppo Adolescente di Pari ha allora una funzione di evolvere e andare oltre …
È un Rito di Passaggio!
E’ un momento temporaneo, eppure sembra essere l’unica forma di Rito di Passaggio attuale da cui i giovani possano trarre vantaggi. È anche fragile e provvisorio nella sua evoluzione: il Gruppo scoppia! Il Gruppo va in crisi quando si perde la dimensione dell’Intensità (si svelano segreti, si diventa ipocriti …) o si limita l’Estensione (prevalgono sottogruppi, si parla dietro, non si ha più fiducia, qualcuno si ritira …). Il Gruppo va in crisi quando stare insieme non è più fine a se stesso, quando le persone non valgono più per se stesse. Il Gruppo va in crisi quando perde la sua dimensione centrale, la Frequentazione: decade gioia e significato, il divertimento (che aiuta a diluire il dolore della separazione e la pesantezza delle conflittualità) è minacciato dalla noia. La crisi del Gruppo è un momento delicato, poiché può degenerare verso forme surrogate di non-comunicazione: teppismo e Bullismo si radicano proprio in questo atteggiamento, quando l’Intimità della comunicazione e l’Orientamento all’unicità della persona (confidenza, fiducia, bisogno dell’altro…) diventano secondari. “Si stabilizza dapprima una forma di differenziazione interna, con l’imporsi di relazioni conflittuali: critiche aspre, giudizi, ripicche, rancori. In un primo momento l’Insistenza sulla distinzione del “Noi”pare una difesa per cimentare ulteriormente l’Identità”quando prende il posto di quella comunicazione orientata alla persona, vera base per il divertimento, che è andata persa. (Cravero D.)

È auspicabile che la società degli adulti sostenga i Gruppi di Adolescenti con attività di Promozione della Frequentazione e Disincentivazione della chiusura nel gruppo. La prima rende possibile una sana Iniziazione non troppo condizionata dalla pressione della commercializzazione; la seconda aiuta il Gruppo ad evolvere, a superare la fase adolescenziale per assumere quella giovanile in cui oltre alla frequentazione e divertimento c’è anche Responsabilità ed Azione Autonoma per entrare nella Comunità da adulti. Ad educatori e genitori si richiede una Comprensione dei condizionamenti ambientali culturali e un’Organizzazione concreta per difendere e sostenere la propria missione. Si è osservato che ciò che rende passivi e demotivati è fondamentalmente il conformismo alle pressioni sociali, in un’età in cui le possibilità di valutazione critica ed autonomia sono ancora in formazione. L’intervento di educatori e adulti non deve essere pari né diretto, devono acquisire le competenze e abilità per Facilitare Permettere Promuovere. Il Rito di Passaggio per sua natura può solo essere compiuto dai protagonisti e da protagonisti, gli adulti tuttavia sono comunque indispensabili con il loro Riconoscimento Ammirazione e Consenso, perché manifestano l’Accoglienza al giovane nella Comunità da adulti.
I Riti Iniziatici del passato erano quel supporto efficace che la cultura abbia mai potuto inventare per facilitare il passaggio. Diversamente si abbandona il giovane al suo destino.
Nei Riti Adolescenziali attuali, il Gruppo di Pari attraverso la dimensione della Frequentazione e Divertimento contiene il loro grande Sogno: essere persone, venire riconosciuti come unici, scoprire di avere una vocazione e non solo un ruolo.
L’Accompagnamento alla Crescita nell’Età Evolutiva, come Percorso di Consapevolezza di cui il Counseling è uno strumento idoneo efficace, è importante per conferire quel Riconoscimento del Sogno quale dimensione essenziale dell’Età in Transizione.
Favorire e Promuovere le Abilità Sociali Relazionali nella forma dell’Empatia è un passo importante per orientare e facilitare il cammino verso una Crescita Consapevole: che sia la nuova forma di Rito di Passaggio?

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA

Holmes J. (1994), La teoria dell’attaccamento, Raffello Cortina Ed.
Liss J. (2004), L’ascolto profondo, Edizioni La Meridiana, Bari.
Simonelli I., Simonelli F. (2010), Atlante Salutogenesi, Ed. Angeli, MI.
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eridanoschool.it – Scuola Counseling
kanderstegdeclaration.com – Università di Berna
fidae.it – Federazione Istituti di Attività Educative
prosocialità.it

BIO
Fabrizia Martorelli Professional Counselor
Modello Gestalt Umanistico Pluralistico Integrato
Grafologa Modello Francese
Filosofia Indiana Kashmiri Shivaism e Corpo Vedico
Antroposofia Steineriana
Meditazione
Progetti: Area Educativa, Sociosanitaria, Aziendale, Enti Istituzionali, Enti Territoriali.

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